Scritto nel 1821, questo Adagio mette in luce l'arte del canto al clarinetto, sulla scia dell'estetica romantica nascente. Baermann, celebre dedicatario delle opere per clarinetto di Weber, conosce perfettamente le possibilità espressive dello strumento: linea melodica ampia, respiro pensato come una voce, e sottile equilibrio tra lirismo e riserbo. Il pianoforte accompagna con cura, sostenendo l'armonia e la tensione musicale senza appesantire il discorso, rendendolo un pezzo ideale per lavorare l'ascolto e l'insieme in duo.
La partitura si distingue anche per il suo percorso singolare: un manoscritto non firmato, scoperto nel 1922, è stato a lungo considerato un'opera giovanile di Wagner. Solo nel 1964 si è stabilito che si trattava in realtà dell'Adagio del Quintetto n. 3 op. 23 con archi, estratto dalla sua partitura originale. Questa identificazione conferisce al pezzo un interesse particolare, sia musicale che storico, mantenendo un approccio molto diretto per l'interprete.
Con una durata di circa 4 min 15, questo movimento si integra facilmente in un programma di audizione, esame o concerto. Il livello intermedio/avanzato è adatto ai clarinettisti che desiderano approfondire il legato, l'intonazione nel registro chalumeau e clarion, nonché la gestione dei crescendo e delle fini frase. L'arrangiamento di Renaud Escriva propone una lettura chiara e musicale, pensata per valorizzare il clarinetto in Sib mantenendo la coerenza stilistica dell'opera.