In questo nuovo ciclo di canoni, Brice Pauset concepisce il pianoforte come uno spazio di sovrapposizione e tensione: tre discorsi coesistono, si sfiorano e si rispondono, disegnando dei "compossibili" che trasformano la percezione del tempo musicale. La scrittura si inscrive in un'estetica della traccia e della memoria, dove si percepiscono, come in filigrana, frammenti della Missa prolationumdi Johannes Ockeghem. Questa presenza non è una semplice citazione: agisce come una risonanza, un'ombra portata che sposta l'ascolto e densifica il tessuto contrappuntistico.
Il pianoforte, spesso associato all'attacco e al gesto, è qui lavorato nel profondo della sua ambivalenza: strumento percussivo, tenta tuttavia di "strappare" un canto, una continuità, come se la voce si aggirasse dietro ogni accordo, ogni linea. Il materiale musicale si organizza attorno a un lavoro di reminiscenza, dove la forma avanza per ritorni, echi e trasformazioni, invitando l'interprete a curare l'articolazione dei piani, la chiarezza delle voci e la respirazione del discorso. Una partitura ideale per i pianisti attratti dalla musica contemporanea, dal contrappunto e dalle scritture che interrogano la memoria del suono.