Reflets d'Iroise è un pezzo in un movimento che gioca sul contrasto, alternando sezioni lente e rapide per creare una traiettoria chiara, quasi drammaturgica. La scrittura si basa su un pensiero modale (modi a trasposizioni limitate) e sull'uso del semitono come elemento strutturante dell'armonia, che apporta un colore teso e luminoso allo stesso tempo, evitando l'estetica dodecafonica. Il cuore dell'opera si fonda su un vero dialogo strumentale: l'oboe prende la parola come un personaggio, il marinaio, mentre il pianoforte dispiega la materia, il movimento e la profondità del mare.
Il discorso musicale si radica in un paesaggio preciso: il mare d'Iroise, a ovest della Bretagna, zona nota per i suoi scogli, passaggi stretti e correnti di marea potenti. Questa realtà marina alimenta direttamente la partitura, che evoca cambiamenti di stati, di densità e di luce, come variazioni meteorologiche e di moto ondoso. Progressivamente, la tensione si organizza verso un'immagine finale più burrascosa, suggerendo il Raz dell'isola di Sein, dove l'energia delle onde si traduce in ottave successive e in una scrittura più percussiva. Ideale per arricchire un programma di musica da camera, questa partitura valorizza la cantilena, l'agilità e la proiezione dell'oboe, affidando al pianoforte un ruolo orchestrale, talvolta scintillante, talvolta massiccio.