È più frequente incontrare Michel Edelin sulla scena del jazz che leggere il suo nome su una partitura il cui titolo e la forma evocano l'universo della musica cosiddetta "classica": è proprio questo contrasto che rende interessante questa Fantasia per flauto e pianoforte. Qui, la scrittura non si limita ad allineare note "obbligate e definitive"; essa serve da cornice, da colore e da impulso, alla maniera delle composizioni che, nel jazz, orientano il gioco e alimentano l'invenzione. Il pezzo invita così gli interpreti a rispettare una struttura chiara pur permettendosi, in certi momenti, di aprire una finestra verso un'espressione più libera, più personale e sempre rinnovata: l'improvvisazione. Pensata come un'opera "pretesto" per i primi passi nell'improvvisazione, accompagna passo dopo passo i musicisti (flautisti e pianisti) nell'esplorazione del suono, della respirazione musicale, del fraseggio e dell'interazione. È una partitura pertinente per arricchire un repertorio classico con una dimensione creativa, sia in corso, in musica da camera o in progetto scenico.