In girum imus nocte et consumimur ignisi inserisce in una riflessione sull'oggettivazione delle forme musicali del passato, ricontestualizzate alla luce delle necessità della situazione musicale attuale. Il brano organizza una convivenza volutamente fragile tra gesti a priori incompatibili, sostenuta da un'antifonia insistente e una tensione espressiva marcata, fino ad assumere un colore pessimista che fa parte integrante del discorso.
La parte strumentale si basa ampiamente sulle tecniche del canone prolationale, mentre la parte cantata richiama l'orizzonte dell'organum. L'informatica, attiva durante il concerto, svolge un ruolo rivelatore: mette in luce ciò che, senza questo rapporto, rimarrebbe latente. La tecnologia non è quindi un ornamento, ma uno strumento di evidenziazione e di strutturazione dell'ascolto, al servizio di un discorso musicale rigorosamente costruito.
Il testo cantato è tratto dal poema filosofico La Véritédi D.-A.-F. de Sade, con l'aforisma centrale "La crainte fit les dieux et l'espoir les soutint". Frammenti di testi parlati, tratti dalle opere complete di Guy Debord, sono pensati per essere compresi in situazione di concerto senza essere riprodotti nella partitura; essi partecipano a una postura artistica diretta, non conciliatrice, "non destinata a piacere".
Composta in memoria di Guy Debord, questa partitura si rivolge agli interpreti alla ricerca di un repertorio contemporaneo in cui precisione di scrittura, eredità medievali reinterpretate e dispositivo scenico controllato si incontrano in una drammaturgia sonora coerente, destinata all'ensemble e alla voce di haute-contre.